Dino Buzzati e la vera storia degli orsi in Sicilia

Ricordo come fosse oggi l’incipit del romanzo: «Nel tempo dei tempi, gli orsi scesero dalle montagne e invasero la Maremma». …no, c’è qualcosa che non va. Forse mi confondo, perché questo non è l’inizio della versione che ho sul libro di scuola. Dove potrei averla letta? Ho controllato e, in effetti, nella prima edizione della Famosa invasione degli orsi in Sicilia i simpatici plantigradi non invadevano la Trinacria bensì la pianura toscana. Il controllo non è stato semplicissimo, perché ho dovuto trovare una copia del primo numero del Corriere dei Piccoli dell’anno XXXVII, datato 7 gennaio 1945.
In quei tempi di guerra la foliazione del più antico giornale a fumetti italiano si era ridotta, prima da 16 a 12 e poi a 8 pagine soltanto. La redazione di via Solferino era costretta a lesinare sulla carta, ma per fortuna non sui collaboratori, tanto che in quegli anni bui trovavamo fumetti e illustrazioni di Angoletta, Molino, Bisi, Dell’Acqua, Gustavino, Rubino, oltre ovviamente alle puntate del racconto di Buzzati.
Queste uscivano in ultima pagina, sormontate dal titolo La famosa invasione degli orsi, senza indicazioni geografiche. In mezzo troneggiava un’ampia illustrazione, disegnata dall’autore stesso; sono le medesime immagini che conosciamo perché ripubblicate anche nelle versioni in volume. In questo caso però erano immense, un rettangolo di 25 centimetri di lato, molto più godibili che in qualsiasi altra edizione. Al di sotto, il testo impaginato su quattro colonne, con disegnini di orsetti e altri personaggi a movimentare il tutto.

Nelle intenzioni di Buzzati, la storia sarebbe dovuta terminare così, tanto che lo scrittore chiuse la vicenda in questo modo:
«E così
cominciò, in un’atmosfera di meravigliosa allegria, il regno degli orsi,
del quale purtroppo si è venuti a conoscere poco o niente. Invano
abbiamo interrogato in proposito vecchi cantafavole e professori di
storia, abbiamo frugato per anni le più venerande biblioteche: non una
parola, non la minima notizia. Noi però continuiamo a cercare: chissà
che un giorno o l’altro non si venga a sapere anche questa antica
storia.»

Non sappiamo se la pausa tra i due racconti fosse dovuta a una scelta artistica, al fatto che Buzzati non avesse pronto il seguito o a una richiesta di portare avanti la vicenda da parte della redazione a seguito dell’apprezzamento del pubblico. Sappiamo però una cosa, ovvero che sul “Corrierino” questa seconda parte non avrebbe avuto una chiusura.
Il dopoguerra
Il 25 aprile 1945, a Milano entrarono le truppe alleate. Nei giorni successivi morì Benito Mussolini, la Repubblica di Salò si arrese, l’Italia fu liberata dal nazifascismo, la guerra era finita. Con la Liberazione, il comando alleato impose alle testate giornalistiche un segno di discontinuità. Il Corriere della Sera divenne quindi Corriere dell’Informazione e il Corriere dei Piccoli, suo inserto per bambini, cambiò nome in Giornale dei Piccoli dopo un mese esatto di assenza dalle edicole.
Nel numero del 29 aprile si poteva leggere il quarto episodio di Vecchi orsi, addio; in quello del 27 maggio non c’era traccia del romanzo di Buzzati. Il motivo fu appunto la discontinuità chiesta dalle nuove autorità. Il CdP dovette rinunciare a tutti i suoi personaggi storici, a partire dal Signor Bonaventura, a favore di nuove creazioni. Leonzio e i suoi fecero la stessa fine.

Il testo definitivo era leggermente diverso da quello del Corriere dei Piccoli. Buzzati aveva limato i passaggi tra gli episodi per rendere la lettura più omogenea, ad esempio cancellando la chiusura della prima storia che ho riportato sopra. Ovviamente corresse i riferimenti geografici per adattarlo alla nuova location e aggiunse un buon numero di illustrazioni: un paio di quelle grandi a colori e tutte quelle in bianco e nero che aprono i capitoli.
Purtroppo il formato non aiutava i disegni, che si ritrovarono rimpiccioliti su pagine alte 29 centrimetri, molto più grandi, in realtà, delle edizioni tascabili che abbiamo in casa ma circa la metà dei fogli del giornale. Anche i disegnini sparpagliati in origine nel testo furono in parte riutilizzati, ma molti non trovarono spazio nel volume.

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